Dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali

"Sono nato senza pene, ma sto per perdere la verginità". Una storia unica al mondo

Sesso con i giovani appena liberi

A cura del Prof. Premessa Il concetto di "vergine" necessita di una definizione per potersi addentrare nel suo significato sessuologico. La perdita della verginità si definisce "deflorazione". Questi significati si confondono tra di loro e finiscono per rendere ogni discorso diverso a seconda del punto di vista dal quale si vuole vedere. La verginità è un tema che è importante nella mitologia, che interessa molto la religione, che a che fare con la psicologia, la filosofia e l'antropologia e che si è modificato nel tempo coi costumi e in luoghi e tempi diversi.

Il punto di vista della sessuologia scientifica tende a contenere tutti questi diverse visioni per dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali ad una definizione operativa utile nelle pratica clinica e necessaria alla soluzione di quei casi dove la verginità possa diventare un problema vedi matrimoni bianchi e vaginismo. Sentirsi integri o intatti a maggior ragione per le donne è un equilibrio che vorremmo difendere da tutti i processi di disgregazione o di dissociazione che potrebbero violare la nostra interezza, la nostra unità.

Ecco perché, psicologicamente, per molte donne la verginità rimane un valore che sono pronte a difendere non solo per motivi sociali, ma anche per motivi propri, interiori e strutturali. Una vera intrusione del corpo, ma anche, e soprattutto, della mente. Ma come tutti i processi di maturazione anche la "perdita" della verginità comporta una crescita, un percorso necessario verso l'identità femminile, con l'affermazione della propria seduttività e con le prospettive della maternità Diventare grandi non è mai stato facile e qualcuno non ci è mai riuscito.

Storia di una leggenda metropolitana Ogni ragazza ha una sua fantasia sulla verginità: di solito si è fatta un'idea dai racconti delle amiche, spesso della madre. Il primo rapporto sessuale sembra in bilico tra una prospettiva di piacere di solito molto vaga e una di dolore piuttosto certa. Ci sarà certamente un sanguinamento per la rottura dell'imene e questo segnerà l'inizio di una condizione adulta, una trasformazione della bambina intatta, un nuovo modo di avere relazioni coi maschi.

Intanto i primi rapporti non comportano necessariamente la penetrazione del pene nella vagina. La prima leggenda metropolitana è che un rapporto completo sia solo questo, mentre la penetrazione da sola è il più incompleto dei rapporti. La seconda leggenda è che l'imene sia un ostacolo difficile da superare e che debba necessariamente lacerarsi: anche questo è falso nella stragrande maggioranza dei casi e le emorraggie sono eccezionali. Per quasi tutte le donne il primo rapporto con penetrazione si risolverà con un po' di fastidio e magari un po' di paura con un dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali minimo o assente.

Questo fatto del tutto naturale, a volte, comporta una certa irritazione maschile per il fatto di sospettare di "non essere stato il primo". Anche certi maschi sono vittime dei pregiudizi sul primo rapporto. Gli uomini tengono moltissimo alla purezza: nel Dino Origlia scrive: " sono contento di essere arrivato primo è un pensiero che effettivamente corrisponde a qualcosa nella psicologia dell'uomo".

Sposare una donna vergine e farne una proprietà esclusiva rappresenta ancora lo scopo di qualche giovane maschio. Negli anni '50 erano ancora la maggioranza. Chi non ha sentito parlare della "magia della prima notte"?

Che ci sia qualcosa di particolarmente attraente nelle vergini per gli uomini lo ha detto anche Freud: "… l'uomo che per primo soddisfi l'ardente desiderio d'amore della vergine […] diventerà quello con cui ella riuscirà a stabilire un rapporto duraturo, mentre la possibilità di tale rapporto resterà sbarrata in ogni altro.

La donna finirà per vendicarsi della deflorazione avvenuta in quanto l'uomo che l'ha deflorata non è quell'uomo, il padre, cui erano legate originariamente le pulsioni della vergine.

Antrolopogia dell'imene Cos'è l'imene? A che cosa serve esattamente? Sembrano domande che abbiano una risposta ovvia, ma ovviamente le cose sono un po' più complicate. L'imene è una piega plica in anatomia della mucosa al confine tra il vestibolo della vagina che anatomicamente appartiene ancora alla vulva e la vagina stessa.

E' quindi una struttura che segna un confine deteterminato dalla diversa origine embriologica della vagina e del vestibolo. Contiene una discreta quantità di vasi sanguigni, pochissima innervazione sensibile e una modesta struttura fibrosa di sostegno, ricca di fibre elastiche.

Ma questo è un problema che si presenta in età pediatrica, all'epoca del primo flusso mestruale menarca e che lo specialista avrà già risolto chirurgicamente. Ad ogni struttura anatomica corrisponde una funzione.

Dire a cosa serve l'imene ci costringe a parlare dell'evoluzione sessuale della nostra specie. Le strategie sessuali che oggi utilizziamo sono il frutto delle pressioni della selezione naturale anche se le nostre condizioni attuali sono molto differenti da quelle in cui queste strategie si svilupparono.

I nostri antenati si procuravano frutta e verdure raccogliendole e la carne andando a caccia, mentre oggi ci procuriamo il cibo andando al ristorante o al supermercato. Ma se le condizioni in cui avviene l'accoppiamento sessuale differiscono da quelle primitive, le strategie sessuali sono le stesse e operano con la stessa forza irrefrenabile. La psicologia dell'accoppiamento che abbiamo sviluppato durante l'evoluzione resta la stessa, l'unica che abbiamo: la differenza sta che la applichiamo in un contesto moderno.

Insomma, le caratteristiche di cui siamo dotati erano state progettate per un mondo che non esiste più. L'imene è solo apparentemente un carattere anti-darwiniano, un ostacolo all'accoppiamento: la verginità e il pudore sessuale hanno misteriosamente contribuito a migliorare la nostra efficienza riproduttiva se sono arrivati sino a noi se visti in una dimensione socio-biologica.

Solo coloro che sono riusciti a trovare un partner e a mantenerlo, a riprodursi con lui, ad accudire alla prole, sono diventati nostri antenati. Se la verginità fosse stata un ostacolo alla riproduzione sarebbe sparita rapidamente a causa delle leggi ferree della selezione sessuale. Le preferenze che manifestiamo per un certo partner hanno scopi adattativi, analoghi alle capacità che abbiamo evoluto per le scelte alimentari: abbiamo una predilezione per i cibi che forniscono calorie e sostanze nutritive perché i primi esseri umani che preferirono tali cibi sopravvissero ed ebbero discendenti.

Allora, perché "vergine" è bello? Gli studi antropologici elencano quali sono le caratteristiche femminili che attraggono gli uomini adulti: la giovinezza, la bellezza fisica i cui elementi non sono arbitrari, né legati solo alla culturala linea del corpo c'è una preferenza per un particolare rapporto tra la circonferenza del giro vita e quello dei fianchila simmetria del corpo sano.

La verginità non solo non è visibile, ma non sembrerebbe una caratteristica desiderabile, almeno non direttamente, ma l'evoluzione ha prodotto una particolarità riproduttiva unica tra tutti i primati: la segreta ovulazione femminile, che nasconde lo stato riproduttivo, vale a dire la perdita dell'estro. I nostri antenati maschi si ritrovarono ad affrontare un problema unico nel suo genere: come essere sicuri della paternità se l'ovulazione è nascosta?

Il matrimonio fornisce una soluzione: i maschi che si sposavano ne avrebbero tratto un vantaggio sul piano riproduttivo rispetto dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali altri, aumentando considerevolmente possibilità di una paternità sicura.

Il passaggio all'organizzazione famigliare e alla coppia, a partire dalla promiscuità sessuale dell'orda, non è stato né rapido, né facile.

I rapporti ripetuti durante l'intero ciclo ovario danno ad un uomo maggiori probabilità che la donna partorisca un figlio suo. La fedeltà è rinforzata sia dai vincoli sociali, famigliari che dai membri della coppia. Le donne, per le quali il primo rapporto completo fosse stato troppo "facile", avrebbero potuto correre il rischio di essere abbandonate poiché l'uomo non dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali essere sicuro che quella gravidanza era basata sui propri geni e non su quelli di un estraneo.

Da punto di vista maschile valeva la pena di attivare tutti i meccanismi di controllo famigliare e sociale, per evitare di investire risorse a favore di un figlio di un concorrente.

L'evoluzione avrebbe agito, come per altre caratteristiche, sull'anatomia. E' la stessa pressione evolutiva che ha portato all'evoluzione del clitoride e alla funzione orgasmica: entrambi apparentemente inutili alla procreazione, sono state selezionate per la loro valenza altamente seduttiva e di stabilizzazione delle relazioni. La fedeltà sessuale e la certezza della paternità sono in cima alla lista delle preferenze sessuali degli uomini.

Oggi, sebbene nella cultura occidentale non si possa più pretendere la verginità, è certo che gli uomini tengano molto alla fedeltà.

La pillola potrebbe rendere questa preferenza non necessaria, ma la preferenza per la fedeltà permane inalterata: un uomo non riduce il suo desiderio che la moglie gli sia fedele solo perché dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali la pillola! La cultura umana ha circa Questo significa che, prima di essere una specie culturale, l'uomo è stato lungamente una specie naturale e le conseguenze sono ampiamente visibili ancor oggi.

Religione La tutela religiosa del corpo della donna, come del suo spirito, è stata sempre aggressiva e pesante in ogni religione e in ogni epoca. La donna è disprezzata in ogni religione monoteista: lo è nell'islam, nell'Ebraismo quanto nel Cristianesimo. La tutela del corpo della donna è stato, per molti secoli, aggressivo e pesante. Il Buddismo Zen, in ogni epoca, è stato maschilista, il Confucianesimo è durissimo con le donne.

La Chiesa ha sempre detestato l'amore fisico eros, amorpreferendogli l'amore di carità agape, dilectio. La vergine è l'oggetto di un culto eccezionale condiviso a lungo e profondamente da tutti i cattolici. C'è il timore che l'amore, la carne, possano rendere l'uomo simile all'animale San Tommaso.

Alcuni di questi primi cristiani arrivano alla castrazione come Dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali. San Gerolamo, sul piano teorico, ammira la verginità e dissente dal matrimonio: se la fine del mondo è vicina, si chiede, perché fare dei figli?

Tutto il futuro della dottrina rimase segnato da quest'amore per la verginità, manifestato nei primi secoli. La verginità rimaneva l'ideale. Ma rifiutare le madri, e porre l'accento sulla loro abiezione, rischiava di portare a seri problemi demografici. La deflorazione, anche seguita da maternità felici, è stata considerata dalla cristianità, allora come oggi, una reale perdita di essere e di valore.

Maria vergine eterna, vergine in ogni tempo alipartenos. Anche se Maria non assunse mai il rango di una divinità, s'insistette sulla natura della verginità fino all'inverosimile. C'è chi dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali anche per far sparire i fratelli di Gesù, di cui pure testimoniano gli evangelisti.

Maria divenne ben presto una quarta figura della trinità e la prima delle sante. San Tommaso, nel secolo seguente, disse "Il matrimonio senza unione carnale è il più santificante".

Attingendo molto alla leggenda, si ripeté insistentemente la storia meravigliosa di Cecilia e Valentino che non si unirono mai carnalmente e, colmo della felicità, furono martirizzati dai Romani. La Storia viene bistrattata.

Di Santa Redegonda, che probabilmente visse col marito come tutte le donne dell'epoca, si disse che non si era abbandonatagli abbracci coniugali senza disgusto, per poi affermare, un po' più tardi, che non avesse neppure consumato l'unione. Il culto di Maria si era ampliato tanto che le bibliografie, nei secoli seguenti, inventarono di sana pianta una scena straziante dove si vedevano due sposi, sin dalla sera delle nozze, giurarsi che le loro relazioni sarebbero rimaste per sempre virginali.

L'indiscutibile contraddizione verginità-maternità non deve nulla a qualche principio d'autorità, e neppure alla varietà delle fonti cattoliche: fu accettata e voluta. Essa si colloca al centro stesso di una concezione che si chiama degli "ordini di dignità".

In questa graduatoria ufficiale la madre non si è piazzata mai in un buon posto, ma la madre non ha mai occupato un rango d'onore nel cristianesimo: la gloria è promessa alle vergini. La verginità nella storia sociale italiana Uno sguardo alla storia sociale del concetto di verginità in Italia, ci obbliga a dopo la perdita della verginità non può far male ad avere rapporti sessuali al dopoguerra e alla rivoluzione sessuale degli anni Per molti magistrati tra gli anni Cinquanta e Sessanta sotto le gonne delle fanciulle è custodito un bene giuridico.

Nelad esempio, la Corte di cassazione stabilisce che una donna sedotta con la promessa di matrimonio "ha ragione di insorgere e riscattare il proprio onore vilipeso da chi l'ha ingannata". Ormai le ragazze studiano e lavorano e il loro destino non dipende più solo dal matrimonio, ma la verginità, in perfetta continuità col ventennio, continua ad essere una faccenda estremamente seria.

Lo è per il Papa, per i preti, che ne sottolineano la qualità spirituale, per la mamma che ne valorizza gli aspetti negoziali ai fini delle nozze, lo è per il giudice pronto a sentenziare un compenso in denaro nei casi, rari, in cui si possa dimostrare che lei non ci stava e non lo ha provocato.

Come quasi ogni cosa in quegli anni, anche la verginità diventa una questione politica e un oggetto di culto. Il valore è diverso per cattolici e comunisti: per i primi è una questione di principio, per gli altri una questione etica e pratica. Se negli anni Trenta, con l'esempio di Maria Goretti, si era tentato di responsabilizzare le ragazze, negli anni Cinquanta si preferisce intensificare la sorveglianza: il controllo della verginità spetta alle figlie, ma la supervisione materna deve essere incessante e incutere terrore.

Nel in "Saper vivere", Donna Letizia avverte le ragazze che "il buon senso vi ispirerà la risposta adeguata: un NO deciso", perché le "ochette" che abboccano "se ne pentiranno molto il giorno in cui si troveranno di fronte un fidanzato, un vero fidanzato".

Un sacerdote ammonisce a proposito del fidanzamento che deve durare al massimo sei mesi: "Chi ama il pericolo perirà con esso. A tutti i fidanzati consiglio: visite brevi, visite utili, visite rare". Ammettere davanti a un figlio adulto che è stato concepito prima del matrimonio costituisce una vergogna che si cerca di nascondere per tutta la vita. Nel la pedagogista Maria Ricciardi Rocco osserva che una ragazza, sotto un tale bombardamento di precetti, "…è incerta tra le paure di perdere il fidanzato, cedendo, e la paura di perderlo ugualmente dopo aver ceduto" La "prova d'amore" è in realtà una prova di potere, un esperimento di sottomissione di lei a lui, o di lei alla mamma.